Ricercatori della University of Georgia hanno confrontato il DNA di più di 3,000 canidi, cioè cani, lupi e coyote, e hanno pubblicato i risultati su Scientific Reports. Hanno trovato che la lunghezza e il tipo di orecchie sono collegati a differenze in una regione del genoma vicino al gene MSRB3.
MSRB3 è noto anche per essere connesso alla perdita dell'udito negli esseri umani. Lo studio mostra che il controllo genetico delle orecchie è complesso: ci sono combinazioni di alleli che determinano orecchie a punta o cadenti e un altro allele che influisce sulla lunghezza.
Parole difficili
- ricercatore — persona che fa ricerche scientificheRicercatori
- canide — mammifero della famiglia dei canicanidi
- genoma — tutto il materiale genetico di un organismo
- gene — parte del DNA che controlla caratteristiche
- allele — una variante di un genealleli
- orecchio — parte del corpo per ascoltare i suoniorecchie
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Hai visto cani con orecchie a punta o orecchie cadenti? Descrivi.
- Perché secondo te gli scienziati studiano il DNA degli animali?
- Ti sembra importante capire i geni che controllano il corpo degli animali? Perché?
Articoli correlati
Come il toporagno riduce il cervello per l'inverno
Due studi spiegano come il toporagno comune eurasiatico (Sorex araneus) riduca il cervello e altri organi in inverno per risparmiare energia. I lavori collegano cambiamenti genetici e riarrangiamenti cromosomici a questo fenomeno stagionale.
L'esercizio protegge i muscoli: scoperta una via genetica
Uno studio sui topi mostra come l'esercizio riduce l'attività dannosa che indebolisce i muscoli con l'età. I ricercatori individuano una catena di geni (FOXO‑DEAF1‑mTORC1) che spiega il legame tra età, esercizio e perdita di forza.
APOE ε4 e danno vascolare aumentano il rischio di demenza
Uno studio ha confrontato un fattore genetico (APOE ε4) e segni di danno vascolare nel cervello (WMH) per vedere come insieme influenzano il rischio di demenza. L'effetto è risultato additivo e la componente vascolare è modificabile.
Lo splicing alternativo e la longevità dei mammiferi
Uno studio su 26 specie di mammiferi (longevità massima 2.2–37 anni) mostra che le variazioni nello splicing alternativo dell’RNA prevedono meglio la durata della vita rispetto ai soli livelli di espressione genica. Il cervello è particolarmente coinvolto.