Le malattie fibrotiche provocano un eccesso di tessuto cicatriziale negli organi e nella pelle e possono mettere a rischio la vita. I ricercatori della Yale School of Medicine (YSM) hanno pubblicato due studi correlati che aprono nuove possibili strade terapeutiche contro la fibrosi, un problema per il quale mancano terapie efficaci.
Il primo studio, pubblicato su Blood, presenta un anticorpo monoclonale umano che prende di mira l'epiregulina, una molecola di segnalazione che si lega al recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR). Lavori precedenti avevano mostrato livelli più alti di epiregulina in campioni cutanei di pazienti con sclerodermia. In modelli murini umanizzati e in biopsie cutanee di pazienti l'inibizione dell'epiregulina ha ridotto biomarker associati alla fibrosi, suggerendo che l'anticorpo potrebbe diventare una terapia per diverse condizioni fibrotiche.
Il secondo studio, pubblicato su Nature Communications, ha confrontato sette malattie infiammatorie della pelle non fibrotiche (per esempio dermatite atopica e psoriasi) con malattie fibrotiche come sclerodermia, graft-versus-host disease e lupus. L'analisi ha rivelato una maggiore attività della proteina STAT1 nei fibroblasti delle malattie fibrotiche. Esperimenti su topi privi di STAT1 hanno mostrato che, all'attivazione di EGFR, gli animali sviluppano meno fibrosi rispetto ai controlli. Studi su fibroblasti coltivati confermano che STAT1 è necessario per l'attivazione iniziale dei geni fibrotici.
I ricercatori hanno anche scoperto che EGFR può attivare STAT1 indipendentemente dalle chinasi Janus (JAK), elemento che aiuta a spiegare perché gli inibitori JAK funzionano in alcune malattie cutanee ma sono meno efficaci contro la fibrosi. Ian Odell ha sottolineato che il segnale dell'epiregulina è evidente nella graft-versus-host disease fibrotica e che l'inibizione della via dovrebbe essere sicura perché attiva principalmente durante lesione o infiammazione. Richard Flavell ha ricordato che i trattamenti per la fibrosi restano un bisogno enormemente insoddisfatto e ha aggiunto: "C'è molta speranza per il futuro."
I ricercatori prevedono di testare la terapia anti-epiregulina in altre malattie fibrotiche come il lupus e l'hidradenite suppurativa. Gli studi indicano due vie terapeutiche promettenti:
- inibizione diretta dell'epiregulina
- targeting della via EGFR-STAT1
Parole difficili
- fibrosi — formazione eccessiva di tessuto cicatriziale negli organi
- epiregulina — proteina segnale che si lega al recettore EGFR
- anticorpo monoclonale — proteina prodotta in laboratorio che riconosce un obiettivoanticorpo monoclonale umano
- biopsia — prelievo di tessuto per analisi medicabiopsie
- biomarker — sostanza o segnale che indica una condizione biologica
- chinasi — enzima che attiva o modifica altre proteinechinasi Janus
- inibizione — azione che rallenta o blocca una reazione biologica
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Quali vantaggi e quali rischi potrebbero avere terapie che bloccano l'epiregulina, considerando che la via è attiva soprattutto durante lesione o infiammazione?
- Perché è utile confrontare malattie infiammatorie non fibrotiche con malattie fibrotiche nello stesso studio? Cosa può chiarire questo confronto?
- Come potrebbero cambiare i trattamenti per malattie fibrotiche come il lupus se la terapia anti-epiregulina risultasse efficace?
Articoli correlati
Internet decente fuori portata per molti paesi a basso e medio reddito
Un rapporto avverte che la maggior parte delle persone nei paesi a basso e medio reddito non ha accesso a una connessione internet davvero utile. Serve 4G, uno smartphone e uso quotidiano per partecipare a istruzione, lavoro e salute online.
Nuovo anticorpo contro il citomegalovirus umano
Ricercatori hanno sviluppato anticorpi ingegnerizzati che evitano i meccanismi di difesa del citomegalovirus umano e aiutano il sistema immunitario a eliminare le cellule infette. I test in laboratorio mostrano riduzione della diffusione virale, ma servono altri studi.
I giovani sopravvissuti al cancro invecchiano più in fretta
Uno studio pubblicato su Nature Communications rileva che i sopravvissuti adolescenti e giovani adulti al cancro mostrano un invecchiamento biologico accelerato. Questo è collegato a problemi di memoria, attenzione e elaborazione delle informazioni.