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Vaccino sperimentale contro la febbre di Crimea‑Congo mostra protezione — Livello B2 — pink and white flower petals

Vaccino sperimentale contro la febbre di Crimea‑Congo mostra protezioneCEFR B2

30 dic 2025

Adattato da Iqbal Pittalwala - UC Riverside, Futurity CC BY 4.0

Foto di CDC, Unsplash

Livello B2 – Intermedio-avanzato
6 min
305 parole

La febbre emorragica di Crimea‑Congo (CCHF) è una patologia virale trasmessa da zecche e animali d'allevamento, con focolai segnalati in Africa, Asia, Europa orientale e Medio Oriente. La malattia provoca febbre, insufficienza d'organo e sanguinamenti interni, e può uccidere fino al 40% degli infettati. Non esistono ancora vaccini o terapie approvate.

Un nuovo studio pubblicato su npj Vaccines presenta risultati promettenti per un vaccino sperimentale testato nei topi, con contributi di Scott Pegan dell'University of California, Riverside. Il candidato vaccinale usa una particella replicon simile a un virus ma priva del materiale necessario per replicarsi: può penetrare nelle cellule senza causare infezione. Studi precedenti avevano mostrato protezione entro tre giorni da una singola dose. Questa ricerca ha valutato la durata della risposta immunitaria: gli anticorpi sono rimasti rilevabili fino a 18 months, un periodo grosso modo equivalente a diversi anni negli esseri umani; per circa nine months i livelli tra chi aveva ricevuto una o due dosi sono risultati simili, mentre un richiamo ha prodotto anticorpi più forti, stabili e una protezione più duratura.

Diversamente da molti vaccini che mirano le proteine superficiali, questa piattaforma punta sulla proteina N interna, normalmente nascosta nel virus; i ricercatori suggeriscono che la N sia fondamentale per l'immunità protettiva, spiegando la risposta rapida osservata. I prossimi passi prevedono la transizione alla produzione su larga scala secondo gli standard Good Manufacturing Practice (GMP) prima delle sperimentazioni cliniche. Partner dei CDC stanno esplorando la stessa piattaforma per altri patogeni come il virus Nipah. Lo studio ha coinvolto collaboratori del CDC, del US Department of Agriculture e di Auburn University in Alabama, con supporto parziale dal CDC e dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) del NIH; i risultati non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale del CDC.

  • Collaboratori: CDC
  • US Department of Agriculture
  • Auburn University
  • Supporto: CDC e NIAID

Parole difficili

  • focolaioraggruppamento di casi di una malattia
    focolai
  • repliconparticella simile a un virus ma non replicante
  • anticorpoproteina prodotta dal sistema immunitario
    anticorpi
  • richiamodose aggiuntiva per rinforzare l'immunità
  • proteina Nproteina virale interna normalmente nascosta
  • insufficienza d'organoquando un organo non funziona correttamente
  • Good Manufacturing Practicestandard per produzione sicura su larga scala

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Domande di discussione

  • Quali vantaggi e svantaggi possono derivare dal mirare una proteina interna del virus invece delle proteine superficiali?
  • Cosa significa per la strategia vaccinale umana il fatto che gli anticorpi siano rimasti rilevabili fino a circa 18 mesi nei topi?
  • Perché è importante la produzione secondo gli standard Good Manufacturing Practice prima delle sperimentazioni cliniche?

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