Uno studio guidato da Jessica L. Reynolds e pubblicato su Antimicrobial Agents and Chemotherapy descrive un nuovo trattamento inalabile per la tubercolosi basato su nanoparticelle che contengono rifampicina. Hilliard L. Kutscher, primo autore, spiega che le particelle sono progettate per raggiungere direttamente i polmoni e essere catturate dalle cellule immunitarie polmonari chiamate macrofagi.
Le nanoparticelle hanno un nucleo biodegradabile che contiene il farmaco, un rivestimento esterno che favorisce l'adesione ai macrofagi e una molecola naturale in superficie che migliora l'assorbimento e potenzia l'attività immunitaria. Questo design permette un rilascio lento della rifampicina, riduce l'esposizione del farmaco al resto dell'organismo e limita possibili effetti collaterali.
I ricercatori hanno testato il trattamento su due modelli murini: uno che rappresenta l'infezione polmonare generale e un modello più severo che imita il danno polmonare umano. Le nanoparticelle inalate hanno mantenuto livelli più alti del farmaco nei polmoni per un periodo molto più lungo rispetto all'assunzione orale quotidiana. La ricerca è stata condotta in struttura BSL-3 e finanziata dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIH).
Parole difficili
- nanoparticella — Particella molto piccola usata in medicinananoparticelle
- rifampicina — Farmaco usato per curare la tubercolosi
- macrofago — Cellula del sistema immunitario che fagocitamacrofagi
- biodegradabile — Materiale che si rompe e si decompone biologicamente
- rivestimento — Strato esterno che copre una particella
- inalabile — Che può essere respirato attraverso i polmoni
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Domande di discussione
- Quali vantaggi pensi possa avere un rilascio lento del farmaco per i pazienti?
- Quali precauzioni sono importanti quando si testa un nuovo trattamento su modelli murini prima degli esseri umani?
- Come potrebbe cambiare la cura della tubercolosi se questo trattamento inalabile fosse efficace negli esseri umani?
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