Ricercatori indiani hanno studiato il veleno dello scorpione nero Heterometrus bengalensis e hanno pubblicato i risultati in una rivista scientifica. Il team ha usato spettrometria e analisi biochimiche per mappare il veleno, identificando 25 tossine distinte appartenenti a otto famiglie proteiche. Gli autori sottolineano la complessità del veleno e la necessità di strategie terapeutiche migliori.
Negli esperimenti il veleno è stato testato su topi Swiss albino: i ricercatori hanno osservato tossicità sistemica, un forte aumento degli enzimi epatici, danni agli organi e una marcata risposta proinfiammatoria. Il responsabile ha riferito di una vera e propria "toxic storm" nei topi, con segni che possono indicare rischio di shock nelle punture umane.
Lo studio intende creare un database di riferimento delle proteine del veleno e sostenere lo sviluppo di antiveneni che possano coprire più specie, invece di antiveneni specifici per una sola specie.
Parole difficili
- spettrometria — tecnica per misurare e analizzare sostanze
- biochimica — studio delle reazioni chimiche negli organismibiochimiche
- tossina — sostanza prodotta da un animale velenosotossine
- complessità — numero e varietà di parti o elementi
- antiveneno — medicina che neutralizza un veleno nel corpoantiveneni
- enzima — proteina che accelera reazioni chimiche nel corpoenzimi
- proinfiammatorio — che provoca aumento dell'infiammazione nel corpoproinfiammatoria
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Perché secondo il testo è utile sviluppare antiveneni che coprano più specie?
- Come pensi si dovrebbe reagire dopo una puntura di scorpione, basandoti sui rischi descritti?
- Quali informazioni vorresti trovare in un database delle proteine del veleno e perché?
Articoli correlati
Il fumo accelera l'invecchiamento dell'occhio e può causare AMD
Uno studio su topi e cellule umane mostra che il fumo di sigaretta accelera l'invecchiamento delle cellule retiniche e favorisce la degenerazione maculare legata all'età. I ricercatori trovano cambiamenti genetici ed epigenetici simili a quelli visti nell'AMD.
Un orecchio antico: Thrinaxodon e l'origine dell'udito sensibile
Uno studio dell'University of Chicago mostra che una membrana nella mandibola di Thrinaxodon poteva funzionare come timpano. Questo suggerisce che un udito simile a quello dei mammiferi si sviluppò quasi 50 milioni di anni prima del previsto.