Ricercatori della Georgia Tech hanno realizzato uno sciame robotico che funziona senza sensori, processori o codice. Il lavoro è comparso in copertina su Advanced Intelligent Systems. Bolei Deng e Xinyi Yang hanno creato particelle identiche e minuscole che si agganciano e si rilasciano grazie al solo progetto meccanico.
Ogni particella ha bracci flessibili disposti intorno al corpo. Quando due particelle si incontrano, i bracci si piegano e si agganciano immagazzinando tensione come una molla compressa. Una vibrazione esterna libera quella tensione: i bracci scattano aperti e lo sciame si espande. Variando la curvatura o la rigidità dei bracci cambiano i tempi e la distanza del rilascio.
I ricercatori osservano che una singola unità è quasi inutile da sola, ma insieme producono comportamento coordinato. Potenziali applicazioni includono la somministrazione di farmaci antitumorali e mappature vascolari; lo stesso approccio potrebbe servire nello spazio, dove l'elettronica è più vulnerabile.
Parole difficili
- sciame — gruppo numeroso di elementi che agiscono insieme
- particella — piccola parte o elemento di un sistema meccanicoparticelle
- braccio — parte esterna e flessibile del corpo della particellabracci
- tensione — forza interna immagazzinata in un materiale
- vibrazione — movimento rapido e ripetuto di una struttura
- rigidità — grado di difficoltà nel piegare un elemento
- rilascio — atto di liberare energia o pressione accumulata
- somministrazione — consegna o applicazione di medicine a persone
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Cosa pensi dell'idea di robot senza sensori ed elettronica? Spiega un vantaggio e uno svantaggio.
- In quali situazioni pratiche potresti immaginare l'uso di uno sciame meccanico come questo?
- Perché lo stesso approccio potrebbe essere utile nello spazio, secondo l'articolo?
Articoli correlati
Nuovi batteri e molecole nelle barriere coralline
La spedizione Tara Pacific (2016–2018) ha studiato le barriere coralline del Pacifico e ha raccolto molti campioni. I ricercatori hanno scoperto numerosi batteri nuovi e molecole bioattive; le barriere sono però fragili e vanno protette.