Uno studio pubblicato su Science e guidato da Emory University e New College of Florida confronta cervelli di carnivori terrestri e marini per capire la flessibilità vocale. I ricercatori hanno analizzato, con risonanza magnetica per diffusione su cervelli postmortem, campioni di leoni marini della California, foche comuni, elefanti marini settentrionali e coyote.
Il metodo, applicato per mappare 15 regioni cerebrali, ha mostrato una differenza chiave: nei coyote il mesencefalo connette cellule del tronco encefalico che attivano i muscoli vocali; nei pinnipedi la corteccia motoria vocale ha un collegamento diretto al tronco encefalico che aggira il mesencefalo. Questo percorso diretto potrebbe dare controllo volontario della laringe e facilitare l'apprendimento di nuovi suoni.
I dati indicano inoltre forti connessioni udito-vocale in elefanti marini e foche, e legami particolarmente robusti tra talamo e corteccia motoria vocale nelle foche comuni. Gli autori propongono che questo circuito si sia evoluto insieme al controllo del respiro per la vita subacquea e prevedono studi su balene e delfini.
Parole difficili
- risonanza magnetica — esame che usa campi magnetici per immagini
- mesencefalo — parte del cervello tra encefalo e tronco
- tronco encefalico — parte bassa del cervello che controlla funzioni
- corteccia motoria vocale — area cerebrale che controlla i muscoli della voce
- percorso — via nervosa che collega due parti del cervellopercorso diretto
- apprendimento — processo di acquisire nuove abilità o conoscenze
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Perché pensi che il controllo del respiro sia importante per gli animali che vivono in acqua?
- Quali altri animali marini vorresti che gli scienziati studiassero e perché?
- Come potrebbe aiutare la ricerca sui circuiti vocali a capire meglio i suoni degli animali?
Articoli correlati
Eucarioti antichi vivevano sul fondale marino
Uno studio sui microfossili e sulle rocce del Northern Territory (Australia) tra 1,75 e 1,4 miliardi di anni fa mostra che i primi eucarioti apparivano soprattutto in fondali ossigenati, suggerendo un bisogno di ossigeno e vita sul sedimento.
Come le relazioni influenzano i ricordi d'infanzia
Uno studio della Michigan State University su quasi 1,000 giovani adulti emergenti mostra che i ricordi di esperienze avverse dell'infanzia sono per lo più stabili, ma variano quando cambia la qualità delle relazioni, soprattutto con i genitori.