Un team di astronomi ha trovato prove rare che due pianeti si siano scontrati in un sistema solare distante. La scoperta è cominciata quando Anastasios (Andy) Tzanidakis ha riesaminato vecchi dati del telescopio del 2020 e ha notato una stella che mostrava un comportamento anomalo. La stella, chiamata Gaia20ehk, si trova a circa 11,000 anni luce vicino alla costellazione Pupis e dovrebbe essere una stella stabile della sequenza principale.
I ricercatori hanno verificato che i cali di luce non erano causati dalla stella stessa, ma da grandi quantità di rocce e polvere che la oscuravano. Hanno confrontato dati in luce visibile e nell'infrarosso: la curva infrarossa aumentava quando la visibile calava. Questo modello suggerisce che i detriti sono estremamente caldi e brillano nell'infrarosso.
Gli autori propongono uno scenario con impatti di strisciamento seguiti da un impatto finale più grande, che ha generato molto calore e detriti. La nube di polvere ora orbita intorno alla stella a circa una unità astronomica, la stessa distanza tra il Sole e la Terra. L'analisi è pubblicata su The Astrophysical Journal Letters e la scoperta mostra l'importanza di dati decennali e di osservazioni attente.
Parole difficili
- riesaminare — esaminare di nuovo con attenzione i datiriesaminato
- sequenza principale — fase stabile della vita normale di una stella
- oscurare — rendere meno visibile con polvere o oggettioscuravano
- infrarosso — radiazione con lunghezza d'onda più lunga del visibile
- detrito — frammento roccioso o polvere prodotti da un impattodetriti
- unità astronomica — distanza media tra la Terra e il Sole
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Pensi che osservazioni a lungo termine possano aiutare a trovare altri eventi rari nello spazio? Perché?
- In che modo la scoperta di collisioni tra pianeti può cambiare le idee sui sistemi planetari?
- Se tu dovessi cercare segnali di un impatto nei dati del telescopio, cosa controlleresti prima?
Articoli correlati
Studio: le galassie piccole spesso non hanno buchi neri
Uno studio guidato dall'Università del Michigan, basato su osservazioni in raggi X, ha analizzato più di 1.600 galassie. I risultati mostrano che molte galassie nane probabilmente non ospitano buchi neri centrali, mentre le galassie grandi sì.
Nuove prove sull’origine della Luna e di Theia
Uno studio internazionale analizza isotopi di rocce terrestri, campioni lunari e meteoriti per capire la composizione di Theia, l’oggetto che colpì la Terra e portò alla formazione della Luna. I risultati suggeriscono che Theia si formò nel sistema solare interno.
Batteri resistenti possono sopravvivere a impatti asteroidali
Uno studio ha mostrato che un batterio del deserto può resistere alle forze generate da impatti e a forti pressioni. I risultati suggeriscono che frammenti di roccia potrebbero trasportare vita tra pianeti e influenzare le regole per le missioni spaziali.