La malattia renale cronica è un problema in crescita. Una forma grave è la glomerulonefrite mediata da anticorpi (AGN), in cui gli anticorpi attaccano i glomeruli e causano infiammazione e danno renale. I Centers for Disease Control and Prevention stimano che una persona su sette negli Stati Uniti abbia CKD.
Un nuovo studio pubblicato su Journal of Clinical Investigation Insight, guidato da Partha Biswas della Renaissance School of Medicine at Stony Brook University, ha usato un modello murino per studiare l’infiammazione renale. I ricercatori si sono concentrati sui neutrofili e sulla loro riprogrammazione metabolica, trovando un aumento di espressione e funzione del trasportatore Glut1 nei neutrofili del rene nefritico.
Il team ha dimostrato che l’attività di Glut1 nelle cellule infiammatorie è necessaria alla progressione dell’AGN: questo aumenta l’infiammazione e il danno tissutale già nelle fasi iniziali. L’ablazione specifica di Glut1 nei neutrofili ha ridotto le molecole effettrici del danno e un inibitore di Glut1 ha migliorato la patologia nei topi. Gli autori suggeriscono che mirare il metabolismo dei neutrofili potrebbe essere una strategia terapeutica promettente.
Parole difficili
- glomerulonefrite — infiammazione dei piccoli filtri renali
- anticorpo — proteina del sistema immunitario che riconosce agenti estraneianticorpi
- neutrofilo — tipo di globulo bianco che combatte le infezionineutrofili
- riprogrammazione metabolica — cambiamento dei processi energetici nelle cellule
- trasportatore — molecola che sposta sostanze attraverso la membrana cellulare
- ablazione — eliminazione di una proteina o cellula
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Cosa pensi del fatto che una persona su sette negli Stati Uniti abbia CKD?
- Perché i ricercatori usano un modello murino per studiare l’infiammazione renale?
- Come potrebbe cambiare il trattamento dei pazienti se si sviluppassero inibitori di Glut1 efficaci negli esseri umani?
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