Collage in carcere: arte e resistenza delle donne a LimaCEFR B2
6 mar 2026
Adattato da Adriana Hildenbrand, Global Voices • CC BY 3.0
Foto di steven maarten william V, Unsplash
Negli ultimi anni in Perù è cresciuto il sostegno per politiche di mano dura contro il crimine. Nel 2025 il governo ha modificato il modo in cui le carceri venivano rappresentate nella vita pubblica: la visibilità dei progetti di reinserimento è diminuita e l'attenzione si è spostata verso misure di controllo più severe e una sorveglianza più evidente di detenuti e visitatori. In questo contesto un laboratorio artistico basato sul collage si è svolto in un carcere femminile di Lima fra il 2024 e il 2025.
Il laboratorio si riuniva settimanalmente per sessioni di due ore. Le partecipanti usavano immagini per narrare storie che a parole spesso non uscivano; la pratica favoriva riflessione individuale, esercizio creativo e il mantenimento di legami collettivi. P e C frequentavano il gruppo ogni venerdì: dopo una valutazione carceraria P è stata trasferita in un reparto a minore sicurezza, mentre C è rimasta in alta sicurezza con controlli aumentati. Le sessioni d'arte sono diventate uno dei pochi spazi dove potevano incontrarsi.
Altre storie mostrano strategie e vissuti: T, arrivata dopo il confino, ha rappresentato animali selvatici; L, arrestata più volte e con figlie dell'età di T, le ha offerto consigli pratici come non innamorarsi di chi non ricambia, presentare una richiesta formale per vestiti adeguati all'identità di genere e non fidarsi facilmente. Z e K hanno rappresentato il sovraccarico mentale e la durezza: Z ha scelto l'immagine di una testa da cui emergono molti elementi e ha detto che tutte si sentono incapaci di smettere di pensare; K ha raccontato che il carcere l'ha resa più dura e che l'arte aiuta a esprimere ciò che non si può mettere a parole.
- Preoccupazioni principali: figli, madri, partner, progetti futuri.
- I collage spesso traboccano oltre i margini per mostrare la complessità.
- Le esperienze di K, Z, P, C, T, L e altre 20 donne suggeriscono che punizioni più intense indeboliscono il benessere più che ridurre il crimine.
Finché esisteranno interlocutori, le donne private della libertà continueranno a trovare modi per esprimere come il controllo le opprima. Gli autori ringraziano Luisa Pariachi, Camila Rodrigo e Giovana Fernádez e le donne che hanno partecipato al laboratorio per il loro impegno.
Parole difficili
- mano dura — politica severa contro il crimine
- reinserimento — processo per tornare nella società dopo punizione
- sorveglianza — controllo visibile delle persone e attività
- confino — isolamento imposto come misura punitiva
- sovraccarico mentale — stato di eccessivo stress e pensieri
- opprimere — fare sentire limitata la libertà o dignitàopprima
Suggerimento: passa il mouse o tocca le parole evidenziate nell’articolo per vedere definizioni rapide mentre leggi o ascolti.
Domande di discussione
- Secondo te, quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi di spostare l'attenzione pubblica da progetti di reinserimento a misure di controllo più severe?
- In che modo un laboratorio artistico come quello descritto può influire sulle relazioni tra le detenute e sulla loro salute mentale?
- Quali misure pratiche suggeriresti per conciliare la sicurezza nelle carceri con il benessere e il reinserimento delle persone detenute?
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