Dall'inizio della pandemia il long COVID ha creato difficoltà a medici e scienziati. Uno studio pubblicato su CELL riporta prove che, in alcune persone con long COVID, il sistema immunitario produce autoanticorpi che attaccano tessuti cerebrali e nervosi. Tali autoanticorpi sono associati a sintomi come nebbia mentale, vertigini, mal di testa, affaticamento e dolore.
I ricercatori hanno confrontato il sangue di pazienti con long COVID, volontari sani e persone guarite senza sintomi persistenti. Hanno purificato gli anticorpi e li hanno esposti a tessuti umani e murini: quelli dei pazienti hanno reagito più intensamente con certe regioni cerebrali rispetto ai controlli. Successivamente è stato effettuato uno screening su migliaia di proteine umane e sono emersi numerosi bersagli collegati ai neuroni, alla comunicazione nervosa, all'infiammazione e alla segnalazione ormonale.
Per verificare gli effetti in vivo, gli autori hanno trasferito gli anticorpi in topi sani. I roditori hanno sviluppato maggiore sensibilità al dolore, affaticamento, problemi di equilibrio e danni alle piccole fibre nervose. Gli autori sottolineano però che lo studio non spiega tutto il long COVID e che sono necessarie ulteriori indagini.
Parole difficili
- autoanticorpo — proteina del sistema immunitario che attacca il corpoautoanticorpi
- nebbia mentale — difficoltà a pensare con chiarezza
- purificare — rimuovere sostanze estranee o impuritàpurificato
- screening — controllo o esame per trovare problemi
- infiammazione — reazione del corpo con gonfiore e dolore
- in vivo — in organismo vivente, non solo in laboratorio
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Domande di discussione
- Cosa ti sembra importante del risultato che alcuni anticorpi attaccano tessuti cerebrali e nervosi?
- Perché gli autori dicono che lo studio non spiega tutto il long COVID e servono altre indagini?
- Come potrebbero cambiare le cure per i pazienti se si confermasse il ruolo degli autoanticorpi?
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