Una ricerca pubblicata su Scientific Reports mette in discussione l'idea che l'acquisto di abbigliamento di seconda mano riduca automaticamente i rifiuti della moda. Lo studio si basa su un sondaggio rappresentativo di 1.009 individui in tutti gli stati degli Stati Uniti e porta le firme di Meital Peleg Mizrachi (Yale) e Ori Sharon (Bar Ilan University).
L'analisi ha rilevato una correlazione positiva tra la spesa nei mercati dell'usato e nei mercati dei capi nuovi: chi spende nell'usato tende anche a spendere per capi nuovi. L'effetto è più marcato tra i consumatori più giovani e tra chi acquista spesso. Molti intervistati che comprano molto riportano resi frequenti, conservano i capi per pochi mesi e hanno incrementato gli acquisti di seconda mano dal 2020.
Gli autori citano l'effetto rebound e il moral licensing per spiegare i risultati e chiedono politiche che richiedano alle piattaforme di rivendita di divulgare metriche come i tassi di smaltimento degli invenduti e le emissioni legate alle spedizioni. Nota: al momento non esistono regole del genere negli Stati Uniti o in Europa.
Parole difficili
- sondaggio — indagine fatta a un gruppo di personesondaggio rappresentativo
- correlazione — relazione statistica tra due variabilicorrelazione positiva
- piattaforma — sito o servizio per vendere prodottipiattaforme di rivendita
- reso — ritorno di un acquisto al venditoreresi frequenti
- smaltimento — azione di eliminare o trattare rifiutismaltimento degli invenduti
- emissione — gas o sostanze rilasciate nell'ambienteemissioni
- incrementare — aumentare qualcosa in quantità o gradoincrementato
- divulgare — rendere pubbliche informazioni o datidivulgare metriche
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Domande di discussione
- Hai mai comprato vestiti di seconda mano? Ha cambiato la quantità di capi nuovi che compri? Perché?
- Quali informazioni ti sembrano più utili da vedere sulle piattaforme di rivendita per capire l'impatto ambientale?
- Cosa può fare un consumatore per ridurre i resi frequenti e lo spreco di vestiti?
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